Martini non merita il rogo

By M. Begato

Non ricordo se fosse di Feyerabend o di altri il confronto fatto tra Bruno e Galileo. Per il primo, si diceva in quel passo, era necessario arrivare fino al rogo, solo così avrebbe potuto avvalorare le sue idee personali e i suoi valori soggettivi; il secondo invece non doveva spingersi a tanto, le sue ipotesi scientifiche non avrebbero beneficiato di alcun eroismo sacrificale, ma si sarebbero potute imporre solo se effettivamente verificate tramite esperimento. Ha quindi un certo valore l’ostinazione di Bruno (che sicuramente merita una certa stima filantropica), meno ne avrebbe avuta quella di Galileo (che del resto non patì pressochè nessuna pena grave, nè come uomo nè tantomeno come scienziato).
Tutto questo prologo - si possa o meno condividere – mi serviva solo a giustificare una forte convinzione personale: Martini non si merita il rogo!
L’emerito cardinale che prima si era distinto per la immane cultura esegetica, e poi per la pastorale progressista, ora rifulge del consueto fascino mentre diffonde, protetto dalle insegne cardinalizie, le sue eresie antipapali e antiecclesiali.
Un amico mi chiede: come mai tutto d’un tratto Martini è “uscito” con queste sparate? Gli rispondo: è da tempo che Martini sta “uscendo”, ma prima lo faceva in modo più soft e se ne accorgevano in pochi esperti e censurati, ora invece la posizione è clamorosa e devono renderne conto un po’ tutti (come potete leggere in questo articolo: Recensioni a Martini – Magister).
Ora, lungi da me rifiutare uno stimolante dibattito di fede e di cultura. Solo una precisazione: Bruno (almeno dal tradimento veneziano in poi) ha sostenuto per quasi 8 anni le sue tesi, senza trovare più appoggio nè protezione da nessuno, solo contro il rigido tribunale dell’Inquisizione (per 8 anni…non una mera esecuzione sommaria nè un processo farsa…) e alla fine ha accreditato con la morte la sua buona fede (anche se, dal mio punto di vista, non era una fede buona). Martini invece – è questo che fa più rabbia – continua a essere spalleggiato dai potenti della terra, applaudito da masse di gente (che spesso non colgono gli impliciti delle sue predicazioni), ovattato dai privilegi ecclesiastici, e ancora non ha il pudore di tacere i suoi spergiuri antivaticani.
No, Martini non merita il rogo, non è un eroe in nulla, e le sue idee non meritano di essere ricordate nemmeno per stima. Martini è solo un arrivato che si diverte a sputare nel piatto dove mangia. Nessuna fede buona, e – a mio parere – molto difettoso anche nella buona fede.

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