La carne, la morte e il diavolo è il titolo del famoso saggio di Praz, di cui oggi non parleremo.
L’immagine che questo trittico di parole ci lascia impressa può tornare utile per una breve riflessione.
In che modo nella storia si è assistito a un intreccio tra carne, morte e diavolo? In molti modi, certo, ma uno merita attenzione.
Leggendo della crisi alimentare di quest’anno, una notizia mi è balzata all’occhio. Tra le cause della carestia c’è l’impennate nel consumo di carni in territori grossi come Cina e India, territori in cui la povertà aveva finora impedito l’accesso al consumo di carne.
Ora, avere carne significa nutrire animali con grano, e serve molto grano per nutrire pochi animali. A conti fatti, si spreca più grano per l’allevamento di quel che basterebbe a saziare la mensa domestica.
Non dirò certo che è sbagliato mangiare carne. Dirò che la condivisione delle risorse mondiali richiede attenzione reciproca per evitare che il benessere di pochi vada a scapito dell’essenziale di molti. Che fare dunque? Non saprei, la situazione è notevolmente complessa.
Mi volevo togliere solo lo sfizio degli spiritualisti low profile di casa nostra, che da anni rinfacciano a noi cattolici di essere superstiziosi o retro, ad esempio irridendo il tradizionale digiuno di carne. E anche molti pastori oggi si abbandonano all’adagio dei sacrifici interiori preferibili a quelli visibili e materiali. Avranno le loro buone ragioni, non lo discuto: ma il digiuno di carne – quando fosse assunto in massa – non potrebbe essere davvero UNA risposta (e forse la più utile e meno utopica) per rispondere alla crisi?
Buon vecchio Medioevo…