Ma non era morto? Purple party forever

Maggio 21, 2009 by begato

“Ascolto Mozart” stillava in un’ intervista di alcuni mesetti fa il simpatico Martini, dandoci così – da cardinale di calibro qual è sempre stato – il miglior consiglio che un prelato possa condividere sul tema del morire e del prepararsi alla dipartita. “Ascolto Mozart”. Ce ne eravamo compiaciuti, quantomeno perchè, visti i centinaia di dischi che compongono l’Opera Omnia del compositore salisburghese, auspicavamo non sarebbe rimasto altro tempo al porporato - da qui all’estremo saluto – per sprecarsi in ulteriori sparate. E invece si vede che il giradischi si è rotto, la musica è finita, e l’on.Martini (vedremo che è questo il titolo che più gli si addice) torna a sparare, con mira migliore di Ali Agca, sulla Chiesa Romana (già di per sè anemica in questi ultimi decenni). E per essere certo di toccare punti vitali, chiede consiglio a un altro sene – di diverso partito ma di non minore siuna virulenza – il manager cav. dott. Verzè (se individuate la minuscola crocettina, tra il doppiopetto e la cravatta, che dovrebbe dirne lo stato sacerdotale, avrete un microscopio radar in omaggio).

Icone del tracollo religioso italiano dell’ultimo mezzo secolo; falsamente divisi dai presunti schieramenti partitici (quel rosso e nero che l’Italia ha più volte riamalgamato nelle proprie Camere e nei propri comizi, come insegna Pansa – da ieri in edicola con la summa del suo revisionismo antidogmatico); profondamente accumunati da quell’alone di intellettualismo elitario (più alla catara per il porporato, più nicciano per il semplice presbitero; il primo spiritualeggiante, il secondo imprenditoriale; il primo ascetico e pulito, il secondo più spudoratamente coinvolto nel mondo sporco dei danari [berluscaggini] e delle ideologiti [vedi oltre sui filosofi raffaeliani]); entrambi meschini per l’abuso che ne fanno, in termini di autorevolezza dottrinale sulle masse (autorevolezza che non gli compete, a giudicare dagli attuali ruoli); sua eccellenza il cardinal Carlo Maria [poveretta] Martini e don Luigi Verzè, il gatto e la volpe, Iosif  [S.] e Adolf [H.] sfondano gli scaffali dell’editrice San Raffaele con l’ennesimo testo di revisionismo ecclesiale (antidogmatico sì, ma non contro una politica discutibile – come il Pansa – bensì contro il volto dell’Ecclesia Christi che li ha da sempre pasciuti, come ricorderò a breve). Un tema neppur così originale - il caso dei sacramenti per i fedeli divorziati e risposati – in cui pur si palesa il senso di 50 anni di progresso clericale italiota: l’importante non è quel che dici, l’importante è chi lo dice, a che prezzolatura, con quale rischio camuffato, con che effetto.

Ed ecco la miscela folgorante Martini-Verzè, di cui il corsera assicura l’infallibile acume, a motivo dell’imprevedibile intesa transpartitica (falso che sia imprevedibile: è l’Italia! Fini docet), e di quella saviezza che l’età porta seco (il che – fatto salvo il Parkinson dell’ignaziano – è vero solo, ancora una volta, nell’Italia delle caste di mummie, il cui talento è ormai inversamente proporzionale agli emolumenti/plausi, i quali sono poi direttamente proporzionali all’ascendente – artificioso e mediatico – sulle povere masse di boccaloni: quelli che hanno premiato la TV del Grande Fratello e la politica della Mignottocrazia). La realtà è ben altra, a saperla leggere (e a non voler indottrinare le genti).

Martini-Verzè è la coppia simbolo del detonatore messo ai piedi della Chiesa.
Un grande nome, un grande ascendente: “Martini ha detto una cosa importante” (dice mia madre), e solitamente è quella cosa che qualsiasi nababbo delle università può dirvi. Peccato che le stesse arguzie se sono martiniche ottengono incensi, sennò nada. Ma perchè Martini ottiene incensi? Di per sè l’indiscussa qualità di esegeta non basta: tanti esegeti restano ignoti e soprattutto l’esperienza esegetica – così come l’anzianità – non è sinonimo di intelligenza ecclesiale nè sociale. La qualità di Martini è che, mentre ripeteva quello che ogni ateo acculturato già sa (che Mozart dà gioia, e che il divorzio crea inghippi), innescava ogni volta un contropensiero e una mina all’interno del muro della Tradizione Cattolica (il buon vecchio Catechon…e infatti l’Onorevole Senatore a vita dei Pamphlet Antipapali propone lo scardinamento dei temi base del catechismo).
Non ci ha stupito vederlo recensire a suo tempo il neo-teologo eretico Mancuso. Mettendo qualche riserva, certo, ma pur sempre offrendolo in pasto alla gente ignara, come nuovo talento. E poi giù di nuovo contro il papa.
E Mancuso insegna in quell’illustrissimo ateneo teo-filosofico che è il San Raffaele di Verzè, in cui le menti indubbiamente più eccelse del mercato sono copiosamente attirate ad un’unica condizione (parrebbe, a noi idioti spettatori): quella di non allinearsi con la Tradizione della Chiesa. Mica male per essere la fondazione di un sacerdote, che dovrebbe essere saggio in quanto è anziano.

Evidentemente non ho letto il libro dei Dioscuri sui risposati. Dubito si sollevino questioni circa la deprecabilità del vento sessantottino che ha cancellato il senso sacrale del matrimonio e ha generato quel culto del divorzio ormai inteso come Ottavo Sacramento del Progresso. Dubito si sottolinei l’utilità di cammini più rigorosi, fatti di meno parole e di più spiritualità vissuta, fatta meno di modelli ieratici ma inconcludenti e più di cammini semplici e collaudati. Nessuno tornerà a tuonare contro la gravità del divorzio: ormai quello è un diritto davanti al quale i preti si debbono cucire le labbra (in fondo loro cosa ne sanno, mica si sono sposati). A meno che i preti si chiamino Martini-Verzè; e a meno che i preti diano l’unica soluzione accettabile: è la Chiesa che sbaglia, non noi, ma non preoccupatevi noi la faremo cambiare, noi siamo con voi, il papa poverino fa quel che può, va ad accendere i lumini agli ebrei, ma noi siamo qui a pensare a voi. Perchè è preferibile demolire duemila anni di tradizione solida, anzichè chiedere la conversione dei peccatori e instradare i giusti sul rigido cammino della morale (più rigido dello snobismo culturale e della plasticità esegetica contemporanea).

Qualsiasi cosa volessero dire o fare le due riverite carampane, ancora una volta riusciranno nella Missione [Impossibile]: contribuire allo svilimento della Chiesa e del Vaticano e della Morale e della Società e della Verità. Ma in fondo che gioia ne viene dal martirio silenzioso a favore dei Valori comuni? Meglio il martirio applaudito dal pubblico, magari sulle note gioiose di Mozart.

Palestina occupata

Maggio 21, 2009 by begato

A pochi giorni dal viaggio del Santo Padre in Terra Santa il nostro piccolo contributo diffusivo alla situazione di Gaza assume un valore in più.

Questo papa, costretto da routine che – grazie a Dio – vanno da sè perdendo il loro valore primiero ed ambiguo, che piega bigliettini, indossa sciarpe, e brucia incensi alla memoria degli altri, ma – tra molpteplici imbavagliamenti, nell’ora in cui lupi rapaci attentano alla vita della Chiesa – non tace della duplice necessità: di preferire i ponti ai muri, e di moderare gli estremismi religiosi.
E quel terribile silenzio, quell’omissione di riferimenti espliciti su chi sia la parte colpevole lascia nel dubbio: forse si sa che i consigli si rivolgono sempre e solo ai maomettani, o – anatema – c’era un sottile richiamo al fondamentalismo che realmente e da sempre è, di tanti mediorientali strazi,  fomentatore e cespite?
[leggasi: sionismo]

BoccheScucite n[1].77

Emozione imperdibile

Maggio 21, 2009 by begato

10.15 di oggi, 21 Maggio.
Mi reco, per la prima volta in vita mia, a uno sportello SIAE (quelli che vivono della tua creatività), in via Creta (un nome che di per sè allude a molte cose: il creare, il cretino, ecc)…un lungo porticato all’ombra conduce verso l’ufficio al n. 46. Tra me e gli sportelli un ostacolo di peso: 4 congolesi di 2 metri l’uno dallo sguardo tagliente e dal fare molto circospetto. Di questi, uno, con indifferenza, mi affianca, mi precede di poco, mi scruta. “Tutto bene, amico?”, “Che numero cerchi?”, “Hai bisogno qualcosa?”. Gli eroi senza fama del recente Inglorious Basterds di Tarantino non saprebbero muoversi meglio. Alla fine spunta una borsetta:  nera, sigillata, tenuta stretta, pressochè mimetica tra le braccia gibboniche dell’inquietante figuro. “Sarà droga” penso “prima o poi nella vita…ti capita…lo spacciatore…e che dire adesso…” Invece no, non è droga, non sono passaporti falsi e non è un contrabbando d’armi o d’organi o di donne. Sono CD, dischi pirata, a soli 5 euro, col 3×4 per chi vuole rischiare, CD pirata, a ormai un metro dal portone SIAE.

Voi, siate sinceri, cosa avreste fatto?

Laras, ovvero quando l’ebreo non vuole dialogo

Maggio 13, 2009 by begato

Sul sito di Paolo Rodari trovo un’interessante intervista al Rabibno Laras, la quale dice tutto sul senso del dialogo ebrei-cristiani come è inteso oggi.
Tale dialogo infatti è basato almeno su tre punti

Uno. La richiesta di screditamento di ogni interesse simbolico in casa cattolica, documentata dal fatto che i cristiani dovrebbero soprassedere sulla presenza – nel museo della memoria ebraica – di una didascalia offensiva nei confronti di Pio XII. Una menzogna contro il papa Pacelli, come potrete appurare leggendovi l’allegato al mio precedente post.

Due. La pressione sul fatto che noi tutti dovremmo invece piangere sull’olocausto senza tregua, per onorare i dolori di quel popolo. Che è una ipersimbolizzazione proebraica senza fondamento adeguato: non fossero ebrei potremmo parlare apertamente di narcisismo. Essendo ebrei non possiamo, sennò siamo schedati tra gli antisemiti.

E questo si evince dal primo passo dell’intervista.

Rabbino Giuseppe Laras, Benedetto XVI ieri pomeriggio è arrivato al memoriale dello Yad Vashem – memoriale delle vittime dell’Olocausto – ma come in passato fece Wojtyla e come di per sé fanno tutti i capi di Stato, non è entrato nel museo dove, tra le altre cose, è esposta una didascalia dedicata a Pio XII in cui Papa Pacelli viene definito responsabile del «silenzio» e dell’«assenza di linee guida» per denunciare lo stesso Olocausto. Come commenta l’arrivo del Pontefice?

È difficile parlare dell’arrivo del Pontefice allo Yad Vashem in modo del tutto favorevole. Mi rendo conto che la didascalia dedicata a Pio XII possa non piacere, ma entrare nel museo avrebbe avuto un valore simbolico enorme. Però certo, non era in programma e dunque non vi sono problemi. Dico soltanto che , in generale, una visita più approfondita avrebbe significato testimoniare con un gesto altamente simbolico un sentimento di maggiore partecipazione verso le sofferenze del popolo ebraico (NdA. PUNTO DUE). E poi, in fondo non sarebbe stata una cosa così sconvolgente per il Papa: la didascalia dedicata a Pio XII è ben poca cosa rispetto all’intero museo (NdA. PUNTO UNO).

Tre. L’olocausto è una nuova forma di religiosità che va imposta anche ai cristiani, a costo di deturpare qualsiasi traccia di ragionevolezza. L’insistenza sul caso Williamson lo documenta. La posa negazionista del prelato, infatti, significa per il Laras impossibilità di cancellare qualsivoglia scomunica (quindi il negazionismo passa da ipotesi storica verificabile criticamente, a dogma di una nuova fede); mentre l’ostinazione generale nel non riconoscere e il senso della conciliazione lefebvriana e le ragioni di Williamson (e del fuorionda che l’ha incastrato) dimostra una volontà di sospendere qualsiasi ragionamento e dialogo quando si tratti di difendere il neo-dogma contemporaneo.
si legga in proposito quanto segue…

Tra queste tensioni brucia ancora la vicenda della revoca della scomunica al vescovo lefebvriano (negazionista sulla Shoah) Richard Williamson?

Quella vicenda per noi resta incomprensibile (NdA. addio alla ragione). Il Papa con la lettera di spiegazione della stessa revoca ha fatto molto. Anche se mi sembra che la cosa di per sé sussista ancora. A Williamson la scomunica resta revocata (NdA. nuovo dogma ecclesiale).

GRAZIE A DIO, il papa ancora una volta è stato prudente. Ma rendiamoci conto del senso del dialogo interreligioso. Un dialogo che oggigiorno cavalca sempre e solo l’onda del “porgi l’altra guancia“, sempre esposti alla violenza di certo Islam, alle manie del laicismo di grido, al narcisismo ottuso dell’ebraismo contemporaneo.

Lettera aperta al Rabbino: oltre Yad Vashem

Maggio 13, 2009 by begato

Dopo la retorica di pace giudeo-cristiana, con le sue contraddizioni sostanziali e insuperabili, e dopo la replica di Yisrael Meir Lau contro il papa per la visita allo Yad Vashem ero propenso a scrivere l’ennesimo pezzo sull’utopia di un dialogo interreligioso. E non solo per le già evocate idiosincrasie ebreaismo-cristianesimo, ma in aggiunta – e a ragion veduta – per le esternazioni di tale influente rabbino.

E a chi sarebbe servito?

Approfitto piuttosto di un bellissimo articolo che Introvigne ha rivolto a Meir Lau. Dove, con più diplomazia del sottoscritto, e con somma scienza, le canta a tutti: ebrei, KGB, catto-progressisti e via andare.

Lettera aperta al Rabbino – di Massimo Introvigne

Panebianco non è il papa

Maggio 12, 2009 by begato

Non mi sono ancora fatto una idea chiara sulla visita del papa in Terra Santa. Ma mi lasciano perplesso le considerazioni che già fioccano sui nostri quotidiani.
Ieri, per esempio, Panebianco apriva il Corsera con una serie di assunti francamente inquietanti.

In sintesi, Panebianco ritiene che questi primi giorni di pellegrinaggio abbiano già sancito:
1. L’impossibilità di alcuna condivisione religiosa con l’Islam, al quale si chiede solo la disponibilità a una coabitazione culturalmente rispettosa e magari reciproca
2. La defenestrazione di ogni antigiudaismo in seno alla Chiesa Cattolica, in nome di una indissolubile fraternità con gli ebrei
3. La legittimazione dello Stato di Israele

Che dire…
Quanto al primo – di per sè convince, infatti il Cattolicesimo si pone come rivelazione ultima cui tutti devono guardare, e che non può scendere a compromessi con alcuna religione altra, fatti salvi i debiti impegni di rispetto civile. A questo aggiungerei, ma certo la Giordania non era il luogo in cui farlo, un rinnovato impegno di evangelizzazione, al di là del qualunquismo e al di qua della discriminazione islamofobica.
Quanto al secondo – si conferma la linea del discorso di Ratisbona, in cui nell’esaltare l’apporto giudaico (antico) e greco il papa non sottolineava se non di striscio il ruolo della Roma politica nel definire il volto cattolico nei secoli. Anche oggi il discorso papale illude insigni pensatori quanto alla possibilità di cancellare attriti che non sono ideologici o culturali (cioè accidentali), ma sono sostanziali e riguardano l’incompossibilità dell’ebraismo e del cristianesimo.
Inoltre  continuo a non comprendere quanto legame e quanta distanza stiano tra l’ebraismo antico che realizzò la pienezza dei tempi e fruttò al mondo il Cristo e l’attuale ebraismo (senza il Tempio, pregno di talmudismo e di retaggi moderni o europei, ecc): il fatto è che se l’ebraismo di oggi è tale quale quello di ieri allora non si coglie come superare quella sostanziale incompatibilità religiosa che alimentò – non solo per iniziativa cristiana – l’antigiudaismo (che è ben altrodall’antisemitismo della gnosi nazista) primitivo, se invece l’attuale ebraismo si trova trasfigurato rispetto al primiero (un poco come gli evangelical rispetto ai cattolici) allora non colgo dove riposi la fratellanza.
A mio parere Panebianco fraintende, anche per l’ebraismo vale il rispetto culturale e nulla di più (sia pure un rispetto cospicuo per l’esser stato, l’ebraismo antico, culla del cristianesimo), e le simpatie aggiuntive sono mere accidentalità soggettive.
Quanto al terzo – è evidentemente uno scherzo. Perchè oggigiorno sono gli ebrei stessi a disertare – per esempio in termini residenziali – Israele, perchè Israele è uno stato teocratico (anche se di impronta talmudica, il che agevola il rapporto con le democrazie bancarie occidentali), perchè Israele deve rendere conto – e i giornalisti neocon con lui – delle infrazioni ONU e delle aberrità nei confronti di Gaza.

Purtroppo i giornalisti fanno quel che vogliono delle parole del papa, facendogli dire anche cose che non potrebbe mai dire (in quanto lo contrapporrebbero alla Traditio fidei: catechismo, magistero e quant’altro).

Dispiace in fine che il papa sia costretto a ripetere che “non è possibile negare la shoà”. Non che io la neghi. Ma l’olocausto è un fatto storico e non magisteriale, quindi mi aspetterò dagli storici, e non dai moniti del papa, una lezione sul tema.
Newman diceva: prima la coscienza e poi il papa. Non condivido. Prima il papa, sì, ma solo sulle questioni di sua competenza, quelle delle dure leggi dello spirito, così lontane dal nostro modo di sentire e ragionare viziato di Peccato Originale – ahilui anche quello di Panebianco -, ma rivelate dallo Spirito e tramandate nella loro assolutezza dalla Chiesa.

Il papa è spacciato?

Maggio 5, 2009 by begato

Torno su questioni escatologiche, perchè vedo che altri ne parlano con toni egri…

Bene, qualcuno ipotizza che il prossimo 13 Maggio potrebbe essere la data buona per un attentato a Benedetto XVI

Un paio di rivelazioni private supportano queste congetture – un sogno profetico di don Bosco in cui si vede un “uomo vestito di bianco” cadere e rialzarsi (Giovani Paolo II?) e il suo successore cadere definitivamente (Benedetto XVI?), e una lettura dietroquintista dei messaggi di Fatima (la cui ricorrenza si celebra, appunto, il 13 Maggio).

Varie circostanze potrebbero richiamare la data: sperequazioni su Ali Agca, inimicizie maturate recentemente in Vaticano, un presunto emergere del potere israeliano, l’uscita anticipata di “Angeli e Demoni” il 13 Maggio, ecc.

MA in che modo disporsi di fronte a tali “fantasie”? Io suggerisco un modo PRUDENZIALE e , se vogliamo, opportunista. Non accaniamoci, noi profani ed estranei a certi giri di news, in fanatiche attese. Ma prepariamoci a rispondere dell’eventualità di eventi cruciali per la vita di fede.
Detto in termini pratici: non si tratta di gufare sulla morte del papa, magari sperando di avere l’anteprima. Ma, siccome sappiamo nella fede che alcune disgrazie di tempra apocalittica  ci attendono, disponiamoci ad accoglierle.
Insomma – come già per l’articolo “Apocalisse tra un mese”, in cui ho ripassato lo stile del cattolico di fronte agli annunci escatologici – se non avviene nulla, meglio così, e pensiamo tranquillamente ad altro. Ma se avviene qualcosa, allora non ci dispereremo nè resteremo confusi o, peggio, in balia di predicatori balordi; bensì avremo una nostra risposta di fede, potremo cioè dire che certi fatti sono inseriti in un disegno di Dio, cioè che – al di là delle apparenze e delle tentazioni – Cristo continuerà ad essere Signore della storia, e quindi ci porremo in un clima di attesa orante, pur in mezzo alle confusioni generali, attendendo – col cuore della Madonna nel Sabato Santo del Cristo morto – la risurrezione della Chiesa e il ritorno di Cristo.

Varie sui SUINI

Maggio 5, 2009 by begato

In ambito politico:
In USA per distrarre la popolazione dal tracollo finanziario si sono “inventati” la pndemia suina
In Italia per distrarci dal tracollo generale si sono “inventati” il premier suino

In USA per abbattere lo scomodo Clinton, han dovuto sguinzagliare la squinzia di ascendenti ebraiche, la Lewinsky; in Italia basta una 18enne dal nome esotico e…il premier è fatto

In ambito religioso:
Questa volta la pandemia è anticristiana, o almeno, nei paesi musulmani sono solo i cristiani a smenarci per il plof del mercato dei maiali: gli islamici se la cavano invece, temendo però una prossima pandemia canina (se è vero che certi kebab…)

Un solo motivo per dire no alla droga

Aprile 30, 2009 by begato

In Messico, nell’ultimo anno, le bande hanno trucidato 1.600 persone, a volte con punte di 80 morti a settimana: corpi gettati dalle macchine in strada, cadaveri decapitati appesi ai ponti, desaparecidos con richiesta di riscatto, eccetera. Nel resto del Messico, il numero annuo degli omicidi supera i 6 mila.

Il motivo di questo disastro sociale e morale l’ha confessato Hillary Clinton in una sua recente visita: «Il nostro insaziabile appetito per le droghe». Gli Stati Uniti sono il maggior mercato di consumo mondiale per cocaina e marijuana, per tacere degli altri supefacenti. Il 90% della cocaina che entra in USA passa per il Messico e i cartelli messicani.(fonte: effedieffe.com)

Ora, posto che lo stesso vale per l’Italia e molti altri paesi, è il caso di asserire che il la ragione per cui non fare uso di droga non è la propri salute, ma la vita degli altri. Non vi pare?

Protestare la fede cattolica o accantonare il protestantesimo…

Aprile 30, 2009 by begato

La querelle tra cattolici e protestanti non rientra nelle mie priorità, ma il crescente successo degli evangelici, anche presso qualche conoscente, mi spinge a toccare il tema.
Gli amici escono entusiasti dalle “Tende” evangeliche, inneggiando al clima fraterno e fervoroso che vi si respira. Ma al di là di questo boom di emozioni, cosa si porta a casa un cattolico?
Ce lo fa capire Steve K. Ray, nato e battezzato nella chiesa battista, che si è convertito quindici anni fa al cattolicesimo, divenendo nel giro di qualche tempo uno dei più noti apologeti e conferenzieri americani. Autore di numerosi libri e documentari a sostegno delle verità della Chiesa di Roma, Ray è curatore del sito web www.catholicconvert.com.

La scorsa settimana, dal 20 al 24 aprile, Steve K. Ray è stato ospite dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) dove ha tenuto il corso intensivo di apologetica “Le ragioni della fede”, realizzato in collaborazione con il Centro Pascal e l’Istituto Sacerdos.

Ci vuole raccontare la storia della sua conversione?

Ray: Ho sempre creduto in Gesù e nella cristianità e ho sempre letto e amato la Bibbia, tuttavia vedevo il cattolicesimo come fumo negli occhi. Non riuscivo davvero a trovare nulla di buono nella Chiesa di Roma: per me il Papa era l’Anticristo. Durante le mie conferenze sono solito dire che la Chiesa Cattolica era per me una splendida quercia coperta da una cortina di fumo, quindi invisibile alla mia vista. Diventai cattolico quando mi resi conto delle contraddizioni che dilaniavano la stessa comunità protestante: nessuno di loro era d’accordo su come andava interpretata la Bibbia, nessuno era in grado di dire quale fosse l’autentico messaggio delle Sacre Scritture, non c’era nessun vero maestro tra loro, soltanto molte opinioni differenti con relative diatribe e divisioni. Inoltre nelle Chiese evangeliche c’è solo la predicazione e manca l’Eucaristia. Non mi ero mai reso conto che l’unica vera interpretazione della Bibbia era patrimonio della Chiesa Cattolica. L’altro mio dilemma era di carattere morale: ci sono Chiese evangeliche che accettano il divorzio, l’aborto e la contraccezione, per cui se tu accetti questi principi puoi unirti a loro… Tutta questa confusione etica e dottrinale mi rendeva infelice e frustrato.

Fino a quando uno dei miei migliori amici si convertì al cattolicesimo, dopo essere stato a lungo un predicatore protestante, popolare anche al pubblico radiofonico. Iniziai perciò a polemizzare con lui, argomentando l’erroneità della sua scelta. “Convertirti al cattolicesimo è la cosa più stupida che potevi fare – gli dissi – sei troppo in gamba per diventare cattolico”. Tuttavia, più argomentavo e riflettevo, più mi rendevo conto che la Chiesa Cattolica era dalla parte giusta. Da bambino mi dicevano sempre che la chiesa delle origini era in un certo senso protestante; tuttavia quando ebbi il piacere di leggere le opere dei padri della chiesa (Sant’Ignazio d’Antiochia, San Policarpo e molti altri) mi resi conto che erano davvero cattolici. Ciò mi rese sbigottito e mi mise in crisi. Avevo sempre amato e idealizzato la chiesa delle origini, pertanto avvertivo una contraddizione nella mia appartenenza alla chiesa battista. La mia conversione non fu accettata dai miei amici e con la maggior parte di loro ruppi ogni legame. Mia moglie Janet, che ha fatto il mio stesso cammino, ha avuto gli stessi problemi. Sia io che lei abbiamo litigato con le rispettive famiglie e Janet non ha parlato con suo padre per un anno. La mia conversione ha una data precisa: 1 gennaio 1994. Quel giorno mi misi a leggere la Bibbia e, dopo averla chiusa, con le lacrime agli occhi mi dissi: “sono un cattolico”. La cosa incredibile è che fino a quel giorno non ero mai entrato in una chiesa cattolica, né avevo mai conosciuto alcun sacerdote cattolico. È stata una vera grazia dal Cielo. La più bella cosa che mi sia capitata nella vita, insieme all’aver sposato Janet.