“Ascolto Mozart” stillava in un’ intervista di alcuni mesetti fa il simpatico Martini, dandoci così – da cardinale di calibro qual è sempre stato – il miglior consiglio che un prelato possa condividere sul tema del morire e del prepararsi alla dipartita. “Ascolto Mozart”. Ce ne eravamo compiaciuti, quantomeno perchè, visti i centinaia di dischi che compongono l’Opera Omnia del compositore salisburghese, auspicavamo non sarebbe rimasto altro tempo al porporato - da qui all’estremo saluto – per sprecarsi in ulteriori sparate. E invece si vede che il giradischi si è rotto, la musica è finita, e l’on.Martini (vedremo che è questo il titolo che più gli si addice) torna a sparare, con mira migliore di Ali Agca, sulla Chiesa Romana (già di per sè anemica in questi ultimi decenni). E per essere certo di toccare punti vitali, chiede consiglio a un altro sene – di diverso partito ma di non minore siuna virulenza – il manager cav. dott. Verzè (se individuate la minuscola crocettina, tra il doppiopetto e la cravatta, che dovrebbe dirne lo stato sacerdotale, avrete un microscopio radar in omaggio).
Icone del tracollo religioso italiano dell’ultimo mezzo secolo; falsamente divisi dai presunti schieramenti partitici (quel rosso e nero che l’Italia ha più volte riamalgamato nelle proprie Camere e nei propri comizi, come insegna Pansa – da ieri in edicola con la summa del suo revisionismo antidogmatico); profondamente accumunati da quell’alone di intellettualismo elitario (più alla catara per il porporato, più nicciano per il semplice presbitero; il primo spiritualeggiante, il secondo imprenditoriale; il primo ascetico e pulito, il secondo più spudoratamente coinvolto nel mondo sporco dei danari [berluscaggini] e delle ideologiti [vedi oltre sui filosofi raffaeliani]); entrambi meschini per l’abuso che ne fanno, in termini di autorevolezza dottrinale sulle masse (autorevolezza che non gli compete, a giudicare dagli attuali ruoli); sua eccellenza il cardinal Carlo Maria [poveretta] Martini e don Luigi Verzè, il gatto e la volpe, Iosif [S.] e Adolf [H.] sfondano gli scaffali dell’editrice San Raffaele con l’ennesimo testo di revisionismo ecclesiale (antidogmatico sì, ma non contro una politica discutibile – come il Pansa – bensì contro il volto dell’Ecclesia Christi che li ha da sempre pasciuti, come ricorderò a breve). Un tema neppur così originale - il caso dei sacramenti per i fedeli divorziati e risposati – in cui pur si palesa il senso di 50 anni di progresso clericale italiota: l’importante non è quel che dici, l’importante è chi lo dice, a che prezzolatura, con quale rischio camuffato, con che effetto.
Ed ecco la miscela folgorante Martini-Verzè, di cui il corsera assicura l’infallibile acume, a motivo dell’imprevedibile intesa transpartitica (falso che sia imprevedibile: è l’Italia! Fini docet), e di quella saviezza che l’età porta seco (il che – fatto salvo il Parkinson dell’ignaziano – è vero solo, ancora una volta, nell’Italia delle caste di mummie, il cui talento è ormai inversamente proporzionale agli emolumenti/plausi, i quali sono poi direttamente proporzionali all’ascendente – artificioso e mediatico – sulle povere masse di boccaloni: quelli che hanno premiato la TV del Grande Fratello e la politica della Mignottocrazia). La realtà è ben altra, a saperla leggere (e a non voler indottrinare le genti).
Martini-Verzè è la coppia simbolo del detonatore messo ai piedi della Chiesa.
Un grande nome, un grande ascendente: “Martini ha detto una cosa importante” (dice mia madre), e solitamente è quella cosa che qualsiasi nababbo delle università può dirvi. Peccato che le stesse arguzie se sono martiniche ottengono incensi, sennò nada. Ma perchè Martini ottiene incensi? Di per sè l’indiscussa qualità di esegeta non basta: tanti esegeti restano ignoti e soprattutto l’esperienza esegetica – così come l’anzianità – non è sinonimo di intelligenza ecclesiale nè sociale. La qualità di Martini è che, mentre ripeteva quello che ogni ateo acculturato già sa (che Mozart dà gioia, e che il divorzio crea inghippi), innescava ogni volta un contropensiero e una mina all’interno del muro della Tradizione Cattolica (il buon vecchio Catechon…e infatti l’Onorevole Senatore a vita dei Pamphlet Antipapali propone lo scardinamento dei temi base del catechismo).
Non ci ha stupito vederlo recensire a suo tempo il neo-teologo eretico Mancuso. Mettendo qualche riserva, certo, ma pur sempre offrendolo in pasto alla gente ignara, come nuovo talento. E poi giù di nuovo contro il papa.
E Mancuso insegna in quell’illustrissimo ateneo teo-filosofico che è il San Raffaele di Verzè, in cui le menti indubbiamente più eccelse del mercato sono copiosamente attirate ad un’unica condizione (parrebbe, a noi idioti spettatori): quella di non allinearsi con la Tradizione della Chiesa. Mica male per essere la fondazione di un sacerdote, che dovrebbe essere saggio in quanto è anziano.
Evidentemente non ho letto il libro dei Dioscuri sui risposati. Dubito si sollevino questioni circa la deprecabilità del vento sessantottino che ha cancellato il senso sacrale del matrimonio e ha generato quel culto del divorzio ormai inteso come Ottavo Sacramento del Progresso. Dubito si sottolinei l’utilità di cammini più rigorosi, fatti di meno parole e di più spiritualità vissuta, fatta meno di modelli ieratici ma inconcludenti e più di cammini semplici e collaudati. Nessuno tornerà a tuonare contro la gravità del divorzio: ormai quello è un diritto davanti al quale i preti si debbono cucire le labbra (in fondo loro cosa ne sanno, mica si sono sposati). A meno che i preti si chiamino Martini-Verzè; e a meno che i preti diano l’unica soluzione accettabile: è la Chiesa che sbaglia, non noi, ma non preoccupatevi noi la faremo cambiare, noi siamo con voi, il papa poverino fa quel che può, va ad accendere i lumini agli ebrei, ma noi siamo qui a pensare a voi. Perchè è preferibile demolire duemila anni di tradizione solida, anzichè chiedere la conversione dei peccatori e instradare i giusti sul rigido cammino della morale (più rigido dello snobismo culturale e della plasticità esegetica contemporanea).
Qualsiasi cosa volessero dire o fare le due riverite carampane, ancora una volta riusciranno nella Missione [Impossibile]: contribuire allo svilimento della Chiesa e del Vaticano e della Morale e della Società e della Verità. Ma in fondo che gioia ne viene dal martirio silenzioso a favore dei Valori comuni? Meglio il martirio applaudito dal pubblico, magari sulle note gioiose di Mozart.