ABORIGENI CONTRO IL MITO DEL BUON SELVAGGIO
Per il Guinness dei Primati è «il luogo non in guerra più pericoloso al mondo». Ma la sprinter aborigena Freeman ha deciso: «Salverò la perla d’Australia»: …Così Palm Island si trasformò presto in un campo di lavori forzati con condizioni dickensiane, al cui comando si susseguirono personaggi in preda al delirio d’onnipotenza; come quello che «regnò» sull’isola dal 1920 al 1930, che un giorno, raccontano le cronache, «impazzì, uccise i propri figli, sparò ai suoi assistenti e incendiò parte dell’abitato». O come Roy Bartlam, l’ex poliziotto il cui periodo di sovrintendenza negli Anni 50 è ancora oggi ricordato dai locali come «the Gestapo time»… 8 nov, La Stampa.
Ecco un articolo per riflettere mettendo in controluce storia e cronaca.
Uno dei luoghi più violenti sul globo. Un coacervo di Aborigeni.
Onore a Strauss, appena defunto, e al suo impegno per chiamarli piuttosto “primitivi” che “selvaggi” e così via.
Ma a me questa storia puzza di atzechi, e mi ricorda la violenza sanguinolenta cui Las Casas portò soccorso.
E un ultimo inchino al Rousseau e al mito del buon selvaggio.
DONNE: ABORTI, LEONI, LEONESSE E TRANS
E l’aumento di aborti in spagna – sintomo di isolamento e addandono delle donne a se stesse, come hanno ben denunciato i movimenti pro-life – mi fa venire in mente una seconda immagine da savana. Quella dei leoni che cercano di sbranare i figli. Ma non ce la fanno, finchè le leonesse stanno a guardia della cucciolata.
Forse le femministe non hanno divorato i loro figli: nell’aborto reclamizzato, nell’emulazione dei ruoli leonini del maschio? Eccome.
Peccato aver trascurato l’importanza di quel loro ruolo di guardia, così lontano dai riflettori ma così necessario.
Ultimo esito di tutto questo? I maschi preferiscono i trans a lorsignore di carriera. Finte donne. Deprecabili leoni.